BIBLIOGRAFIA CORSARA

3 – Il pirata qualunque


Il terzo capitolo de La baia dei pirati, Assalto al copyright parte da un dato stupefacente: fino a 2/3 di tutto il traffico internet sono generati da protocolli peer-to-peer, ovvero dai pirati! Che volto hanno queste ciurme di saccheggiatori?

Ci sono tre tipi di menzogne: le menzogne,
le menzogne spudorate, e le statistiche.

Aforisma inglese (fine Ottocento)

Io mi sono scaricato tutti gli Allman Brothers…

Contadino toscano (2008)

Quanto e’ grande quel file? Quanta gente ha cliccato su quel link? Quante volte e’ stato visto quel video? Nel mondo digitale tutto e’ facile da misurare. Dato che l’informazione e’ fatta di bit, di numeri, dato che il computer e’ un grande calcolatore, possiamo sapere tutte quelle cose con precisione matematica. O no?

Il primo aforisma che hai letto sopra (che nell’originale inglese è: “There are three kinds of lies: lies, damned lies, and statistics”) è stato attribuito da Mark Twain a Benjamin Disraeli (in “Chapters from My Autobiography”, North American Review, 5 luglio 1907), anche se la ricerca accademica ha scoperto molti altri precedenti d’uso in Gran Bretagna nella seconda metà dell’Ottocento.

Eppure, qualunque sia la sua origine, e’ il monito perfetto prima di provare a quantificare qualcosa di evanescente come la pirateria in rete. Non solo perche’, come tutti i fenomeni al limite della legalita’, questa tende a mimetizzarsi, ma sopratutto perche’ l’idea che nel digitale tutto sia facile da misurare si applica malissimo a internet, un “network di network”, senza vertice centralizzato, ormai cosi’ vasto e complesso che e’ diventato di fatto impossibile mapparne l’evoluzione complessiva con precisione.

Fatta questa premessa, ti potra’ sembrare un pochino paradossale che se io su l’argomento pirati sono finito a scrivere un libro, e tu di conseguenza stai leggendo questa pagina web, e’ tutta colpa di un grafico statistico, apparso a corredo di questo articolo:

Steve Lohr
“Video Road Hogs Stir Fear of Internet Traffic Jam”
The New York Times, 13 marzo 2008

Il testo integrale dell’articolo su NYTimes.com

New York Times: traffico globale internet consumer

Ecco, per quanto fossi cosciente che il peer-to-peer e’ un fenomeno rilevante, ti devo confessare che vedere nero su bianco l’enorme fetta di traffico internet che divora mi e’ sembrato assolutamente incredibile. Eppure il New York Times e’ il giornale piu’ autorevole del mondo. E la fonte originale di quei dati e’ un white paper della Cisco Systems, il colosso multinazionale che domina il mercato delle apparecchiature che permettono alla rete di funzionare.

Puoi mettere in campo quindi tutto lo scetticismo che vuoi, ma se ti prendi la briga di andare a vedere come i ricercatori della Cisco sono arrivati a quella stima, anche considerando il massimo margine di errore possibile, sei costretto ad accettare il fatto che il file sharing e’ di gran lunga l’attivita’ dominante in rete:

2/3 del traffico internet sono p2p

Anzi, se approfondisci solo un attimo, scopri che fra gli addetti ai lavori questo e’ un segreto di Pulcinella. Non solo il peer-to-peer e’ oramai un fenomeno globale, endemico in tutti i paese del mondo, ma i singoli operatori di connettivita’ sanno benissimo che protocolli specifici usa, mentre se ti accontenti di stime un po’ piu’ grossolane e’ possibile intravedere persino che tipo di bottino trasporta:

Il file-sharing dilaga nel mondo

Una precisazione importante e’ che fino ad ora abbiamo parlato di volume di traffico. Dedurre da quello che la maggioranza degli utenti internet facciano downloading sarebbe una forzatura. Anzi, visto che chi partecipa al file sharing muove per definizione molti piu’ dati di chi usa la rete in altri modi (per visitare pagine web, mandare e ricevere email, chiamare con Skype o aggiornare Facebook) si puo’ immaginare benissimo che i pirati siano una piccola minoranza.

Allo stesso tempo pero’, anche se il peer-to-peer fosse una prassi relativamente di elite, magari perche’ richiede ancora un minimo di agilita’ con la tecnologia informatica, cosa che spaventa i neofiti, e’ altrettanto legittimo chiedersi come si definisce esattamente un pirata, perche’ dietro a ogni downloader c’e’ sempre un circolo di amici e parenti che copia (con le chiavette Usb, con i masterizzatori di CD e DVD) senza lasciare la minima traccia in rete.

Ma come si contano i downloader?

Insomma, se vuoi un censimento dei pirati preciso al millimetro ti puoi spaccare la testa con la massima varieta’ di dati e di possibili interpretazioni. Ma se quei numeri li leggi con un po’ di sale in zucca, se li consideri nel loro insieme, la storia che ti fanno intravedere e’ abbastanza chiara: i pirati sono tanti, i pirati dilagano ovunque nel mondo, i pirati sono la maggioranza fra i giovani.

E qui calza a pennello la seconda parte dell’epigrafe da cui eravamo partiti: il contadino che mi ha confessato con allegria orgogliosa di essersi scaricato la discografia completa degli Allman Brothers.

Si’, invece di ascoltare solo gli esperti, prova a condurre anche tu un piccolo test empirico, prova a scocciare i tuoi amici, e gli amici dei tuoi amici, fino a quando non ti confidano chi scarica e copia cosa.

Io personalmente, quando ho provato a fare un ricerchina del genere, mentre scrivevo La baia dei pirati, mi sono ritrovato con una certa sorpresa a conversare tanto con mamme quanto artisti alternativi, tanto con manager quanto disoccupati, tanto studenti quanto professori. Ne ho ricavato quindi l’impressione che oggi i pirati sono ovunque, e sono completamente invisibili, perche’ hanno la stessa faccia dei tuoi parenti, vicini, conoscenti, colleghi.

La tua esperienza conferma? Vuoi raccontare? Sono curioso…


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