BIBLIOGRAFIA CORSARA

Il jukebox era previsto con la cassa


Il termine jukebox celestiale esprime in maniera particolarmente seducente lo stupore dei novellini di fronte ai network peer-to-peer. Non solo perche’ evoca alla perfezione l’abbondanza infinita che questi offrono in termini di musica, film, video, software, ebook, ma sopratutto perche’ descrive la sensazione di smaterializzazione totale di quei contenuti, che non e’ piu’ chiaro dove esattamente risiedano (sugli hard drive di uno, dieci, mille file-sharer?) e che sembrano piovere invece come manna digitale dal cielo.

E’ quindi abbastanza curioso che la genesi di quel termine preceda di gran lunga l’arrivo di Napster e di tutte le altre implementazioni pratiche del file sharing. La prima menzione che sono riuscito a scovare appare nel lavoro di un gruppo di studio, l’Information Infrastructure Task Force (Iitf), formato dal governo americano addirittura nel 1993, durante la presidenza di Bill Clinton, per analizzare le modifiche che la diffusione dei network digitali avrebbe richiesto alle normative sulla proprietà intellettuale:

Bruce A. Lehman
Intellectual Property and The National Information Infrastructure: the Report of The Working Group on Intellectual Property Rights
Office of Legislative and International Affairs
U.S. Patent and Trademark Office, Washington D.C., 1995

Il libro in formato PDF sul sito dell’ufficio brevetti americano

Quel concetto è stato quindi popolarizzato da Paul Goldstein, il professore della Stanford University considerato uno dei massimi esperti mondiali del diritto applicato al copyright, in questo libro:

Paul Goldstein
Copyright’s Highway:
From Gutenberg To The Celestial Jukebox

Hill & Wang, New York, 1994

La scheda bibliografica su WorldCat.org
La preview del libro su Google Books
Il libro in edizione paperback su Amazon.com

La conclusione piu’ generale che si ricava da questi lavori e’ quanto sia difficile prevedere la vera portata dirompente di certe innovazioni tecnologiche. Condizionati dai paraocchi del passato, tutti questi esperti avevano infatti dato per scontato che il jukebox celestiale sarebbe nato provvisto di un registratore di cassa, richiedendo il pagamento di qualche monetina per ogni opera scaricata.

Oggi, con il senno di poi, l’idea che la distribuzione digitale della cultura e dello spettacolo fosse destinata ad essere gestita sotto il controllo stretto dei grandi gruppi editoriali, esattamente come era stata la norma nell’era della riproduzione meccanica dell’opera d’arte, ci appare particolarmente ridicola.

Anzi, il fatto che gli addetti ai lavori si siano dimostrati cosi’ miopi in quell’occasione, ci dovrebbe spingere ad ascoltare con particolare scetticismo chiunque si azzardi a sbandierare certezze assolute su come andra’ a finire il contenzioso sul copyright, perche’ quando metti nelle mani di milioni di persone una tecnologia potente come il peer-to-peer le vecchie regole del gioco non sono piu’ applicabili.


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