BIBLIOGRAFIA CORSARA

2 – Il jukebox celestiale


Il secondo capitolo de La baia dei pirati, Assalto al copyright spiega perche’ il peer-to-peer è una tecnologia rivoluzionaria. E per far questo salta indietro nel tempo, fino a ricostruire l’eccitazione scatenata dall’arrivo di Napster nel 2000.

Qualsiasi tecnologia sufficientemente
avanzata è indistinguibile dalla magia

Arthur C. Clarke, scrittore (2001: Odissea nello spazio)

Il peer-to-peer si può imparare,
ma non lo capisci finché non lo pratichi

Rickard Falkvinge, politico (Piratpartiet svedese)

La prima di queste due citazioni e’ ben nota fra gli “smanettoni” come la Terza legge di Clarke, dove Clarke e’ ovviamente Sir Arthur C., il fisico, l’inventore e il grande maestro della fantascienza inglese che, a partire dagli anni ‘50, ha influenzato come pochi altri la nostra percezione collettiva della tecnologia.

La frase (che nell’originale inglese suona: “Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic”) e’ tratta da:

Arthur C. Clarke
Profiles of The Future:
An Inquiry Into The Limits of The Possible

Harper & Row, New York, 1962

La scheda bibliografica su WorldCat.org
Il libro in edizione rilegata su Amazon.com

Ma se Clarke e’ un poeta nel descrivere il nostro stupore di fronte a una tecnologia mai vista prima (pensa alla prima volta che qualcuno ha visto accendere un fuoco, o una radio parlare, o un’automobile muoversi da sola senza bisogno di briglie e cavalli), Rick Falkvinge, il giovane fondatore del Partito pirata svedese, ci riporta con i piedi per terra, al quesito pratico di base.

Ovvero: che c’e’ nel peer-to-peer di tanto speciale, innovativo, rivoluzionario? Cosa spinge milioni di persone ad usare proprio questa tecnologia? E perche’ mai i pirati ne parlano come una svolta pari alla macchina da stampa di Gutemberg?

O per dirla come Clarke: qual’e’ la sua magia?

Lo spartiacque storico, il momento preciso che segna l’emergere del peer-to-peer sulla ribalta mondiale, e’ il boom di Napster nel 2000 (il servizio in realta’ debutta nell’estate del 1999. ma e’ solo l’anno dopo che il suo uso esplode fuori dai network universitari).

Oggi, quasi un decennio dopo, e’ facile sottovalutare la sorpresa, l’eccitazione e il pandemonio mediatico scatenato dal successo del primo software per condividere musica gratis fra privati, tanto che e’ molto divertente andarsi a rileggere le cronache del quel periodo:

L’irresistibile ascesa di Napster

La versione essenziale dei fatti e’ che, nel giro di pochi mesi, quel progetto, creato da un hacker americano diciannovenne, Shawn Fanning, per aiutare i suoi compagni d’universita’ a scambiarsi piu’ facilmente musica in formato mp3, aggrega una comunita’ di decine di milioni di utenti, diventa l’applicativo internet con il piu’ rapido tasso di diffusione della storia, e si trasforma in un’azienda commerciale, che attira investimenti speculativi per centinaia di milioni di dollari (siamo all’apice della bolla delle dot com).

Tutti sanno anche che l’avventura finisce male, nel senso che i gestori di Napster sono subito trascinati in tribunale dalle major discografiche, e subiscono tutta una serie di sconfitte procedurali, che li costringono a chiudere i battenti il 1 luglio 2001, e a dichiarare fallimento nemmeno un anno dopo. Gli atti giudiziari completi dei vari procedimenti legali contro il sito sono archiviati dalla Eff:

Electronic Frontier Foundation, “Napster Cases”

http://w2.eff.org/IP/P2P/Napster/

Ma finche’ dura, Napster offre accesso alla piu’ grande biblioteca di musica mai messa assieme, dimostrando alle moltitudini dei suoi utenti quanto l’abbondanza infinita del digitale (la promessa di un futuro cibernetico dove tutta l’informazione e’ disponibile all’istante gratis) sia preferibile alla scarsita’ dell’analogico (ovvero al modello della riproduzione industriale dell’opera d’arte, dove ogni copia, fatta di atomi, costa necessariamente dei quattrini).

Questa non era un’idea nuova. I pionieri dell’informatica avevano immaginato fin dall’inizio che il potere del computer avrebbe reso possibile l’archiviazione di tutto il sapere umano. Il concetto di un jukebox celestiale era stato anticipato, discusso e teorizzato. Ma nessuno aveva previsto che sarebbe nato cosi’ spontaneamente, dal basso, grazie alla condivisione di una massa infinita di tante piccole collezioni personali, senza chiedere il permesso prima.

Il jukebox era previsto con la cassa

Invece, l’ingrediente inaspettato che permette al peer-to-peer di lasciare a bocca aperta chi lo usa per la prima volta, l’elisir che lo rende una tecnologia magica, e’ proprio la scelta di decentrare il processo di distribuzione dei contenuti.

Da un punto di vista tecnico, questa e’ un’intuizione geniale. Invece di un grande server centrale (che costa tanti piu’ soldi tanto piu’ diventa popolare), invece di un archivio pianificato a tavolino (che richiede le cure di schiere di bibliotecari che qualcune deve pagare), qui abbiamo un’aggregazione spontanea e anarchica di contenuti.

La vera novita’ del peer-to-peer, la caratteristica che lo rende cosi’ attraente, non e’ quindi il fatto che permette di scaricare senza pagare. Quello e’ l’effetto collaterale. Il nocciolo della questione e’ che sfrutta invece risorse gia’ esitenti ma sotto utilizzate – i Pc che milioni di utenti hanno in casa, le linee Dsl che collegano il pubblico a internet – per creare dal nulla un nuovo canale di distribuzione.

Il risultato e’ duplice. Da una parte abbiamo infatti un’architettura tecnologica che permette la circolazione di grandi quantita’ di dati in modo molto piu’ efficente di tutte le alternative precedenti, come puoi vedere in questa mini guida illustrata:

Voilà: la magia del peer-to-peer!

Dall’altra, proprio perche’ questa architettura e’ per definizione cosi’ decentrata, proprio perche’ taglia il costo della distribuzione fino a zero, essa conferisce per la prima volta ad ogni singolo individuo lo stesso potere di pubblicazione che fino a ieri era monopolio dei mass media e degli editori di professione.

Ecco: il peer-to-peer mette in mano a tutti l’equivalemte digitale della macchina da stampa di Gutemberg. E se la conseguenza e’ un dilagare senza precedenti delle copie non autorizzate, la ragione sta nell’entusiasmo con cui moltitudini di cittadini qualunque scelgono di usarla per condividere i prodotti delle spettacolo e della cultura che amano, ignorando i divieti di leggi che gli appaiono istintivamente ingiuste, futili e obsolete – anche se non sanno nulla dei pirati.


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