Ma la rete si censura benissimo
24 agosto 2009 |
Il lavoro di documentazione più completo su come internet viene censurata e filtrata nei vari paesi del mondo è condotto oggi da OpenNet Initiative (Oni), un progetto di collaborazione lanciato nel 2004 da quattro istituzioni accademiche di grande prestigio internazionale: Harvard University, University of Toronto, University of Cambridge e Oxford University.
Le conclusioni di tale lavoro sono state descritte recentemente in:
Ronald J. Deibert, John G. Palfrey, Rafal
Rohozinski, Jonathan Zittrain (a cura di),
Access Denied: the Practice and Policy
of Global Internet Filtering,
Mit Press, Cambridge (Ma), 2008
La versione online del libro su OpenNet.net
Il quadro che ne emerge e’ abbastanza deprimente, come si puo’ facilmente vedere a colpo d’occhio da queste quattro mappe della censura globale (nota che aree in grigio non sono necessariamente “libere”: il progetto ha risorse limitate e ha quindi conentrato la sua attenzione sulle zone a piu’ alto rischio):




L’esempio piu’ sofisticato di censura della rete e’ ovviamente il cosidetto “Grande firewall” che separa gli utenti della Repubblica popolare cinese dal resto dell’internet. Un’ottima analisi divulgativa su come funziona quel sistema ci e’ offerta da questa inchiesta:
James Fallows
“The Connection Has Been Reset”
The Atlantic, marzo 2008
Il testo integrale dell’articolo su TheAtlantic.com
(Nota anche questa lunga intervista, pubblicata sempre sul sito del mensile The Atlantic, dove Fallows riprende e approfondisce i temi dell’articolo, spiegando come e’ riuscito a raccogliere le informazioni che ha pubblicato: “Penetrating the Great Firewall”).
Un’altra importante indagine sui meccanismi della censura internet in Cina, compilata da un tecnico locale anonimo, e’ stata pubblicata da due prestigiose organizzazioni per la difesa dei diritti umani:
Reporters Without Borders e Chinese Human Rights Defenders, “China: Journey to the heart of Internet censorship”, ottobre 2006
http://www.rsf.org/IMG/pdf/Voyage_au_coeur…
Per farsi un’idea di quello che succede invece nei paesi arabi, l’altro grande polo della censura internet, si puo’ consultare il lavoro dell’Arabic Network for Human Rights Information (HRinfo):
The Initiative for an Open Arab Internet, “Implacable adversaries: Arab governments and the internet”, 2007
http://www.openarab.net/node/346
Fra i tanti casi specifici di repressione, l’esperienza della rivolta pacifica dei monaci buddisti contro la dittatura della giunta militare birmana, esplosa fra la meta’ di agosto e la fine di settembre del 2007, vale a mio parere particolare attenzione.
Nonostante lo controllo del governo sulle fonti d’informazione tradizionali, quella protesta continuo’ a gonfiare per settimane, anche grazie alla potenza emotiva delle cronache offerte in presa diretta dai blogger e delle testimonianze video filmate con i cellulari (una semplice ricerca su Goggle Video ne mostra centinaia).
Un bell’esempio di come la tecnologia digitale favorisce il fiorire della democrazia? Certo. Ma solo fino a quando la polizia non comincia a sparare. I censori spengono l’interruttore. E l’internet si oscura:
Seth Mydans,
“Monks are Silenced, And For Now, The Web is, Too”,
The New York Times, 4 ottobre 2007
Il testo integrale dell’articolo su NYTimes.com
Tu, ovviamente, penserai che queste cose succedono solo nel Terzo mondo. Ma il vizietto della censura, l’idea che i cittadini non sono abbastanza maturi per vedere o leggere certe cose, contagia anche le democrazie occidentali, come documenta un’altra organizzazione molto attiva nel monitorare la censura in rete, Reporters Without Borders, che produce una rassegna periodica su come le comunicazioni digitali vengono filtrate e bloccate nelle varie nazioni:
Reporters Without Borders
“Internet Enemies”, Paris, 12 marzo 2009
http://www.rsf.org/IMG/pdf/Internet_enemies_2009_2_.pdf

Un fenomeno particolarmente inquietante e’ il dilagare delle “liste nere”, ovvero degli elenchi di siti che i governi impongono ai provider di bloccare a priori, in genere con la scusa di combattere la pedopornofilia, il gioco d’azzardo o altre piaghe sociali.
Nonostante il contenuto stesso di queste liste sia un segreto (rendendo quindi molto difficile valutare cosa e come esattamente viene oscurato), ci sono forti indizi che una volta messa in piedi l’infrastruttura per censurare i casi estremi, i governi finiscono per allargarne l’uso anche per altri scopi, come ben illustrato dagli allegati a questo editoriale di WikiLeaks, il sito specializzato nella pubblicazione di documenti governativi segreti:
WikiLeaks, “Western internet censorship: The beginning of the end or the end of the beginning?”, 29 marzo 2009
http://wikileaks.org/wiki/Western_internet_censorship…
Sei curioso di vedere la censura al lavoro in Italia? Eccoti servito:
WikiLeaks, “Italian secret internet censorship list, 287 site subset, 21 Jun 2009″, 20 giugno 2009
https://secure.wikileaks.org/wiki/Italian_secret_internet…