BIBLIOGRAFIA CORSARA

1 – Dentro al covo dei pirati


Il primo capitolo de La baia dei pirati, Assalto al copyright presenta il quesito chiave del libro: la pirateria digitale e’ un’anomalia temporanea o la nuova norma sociale?

«Parla – disse brevemente il pirata –,
voglio sapere tutto».

«Avrete la pazienza di ascoltarmi?
La storia è lunga quanto terribile».

«Le storie terribili e sanguinose
piacciono alla Tigre; siedi e narra».

Emilio Salgari, I pirati della Malesia, 1896

Che c’entrano i pirati digitali di oggi con quelli inventati di sana pianta da Emilio Salgari più di un secolo fa? A rigor di logica nulla. Eppure non c’è alcun dubbio che la letteratura popolare dell’autore veronese abbia plasmato la percezione del pirata come un eroe positivo nel nostro immaginario collettivo.

È anche interessante notare che quei romanzi sono ormai entrati nel pubblico dominio, e sono quindi disponibili gratuitamente in rete, convertiti in vari formati digitali grazie al lavoro di un manipolo di appassionati. Il brano citato nell’epigrafe è tratto da:

Emilio Salgari
I pirati della Malesia
Donath, Genova, 1896

Il libro riformattato come file PDF su LiberLiber.it
L’indice delle opere di Emilio Salgari su LiberLiber.it

Ma, torniamo alle cronache “terribili e sanguinose” del presente…

L’esperienza che ha portato alla ribalta mondiale l’idea che piratare su internet sia una cosa buona e giusta è quella di The Pirate Bay, l’ormai celeberrimo motore di ricerca svedese per file torrent (uno dei protocolli peer-to-peer piu’ popolari fra i downloader).

Approfondiremo piu’ avanti la storia di quel sito e di Piratbyrån (Bureau della pirateria), il collettivo di provocazione culturale da cui e’ germogliato: 5 – Alla guida dell’armata corsara. Vedremo anche come quell’esperienza abbia trovato supporto teorico a livello accademico, rilanciando una lunga tradizione d’analisi critica della proprieta’ intellettuale: 6 – Il cenacolo degli eretici. E scopriremo pure come ha provocato la nascita in Svezia del Pirat Partiet (Partito pirata), e quindi l’emergere della pirateria come questione squisitamente politica: 9 – Il copyright e’ politico.

Per il momento, comunque, conoscere tutti questi dettagli non e’ indispensabile. Per rimanere a bocca aperta, per intuire la portata eversiva di questo fenomeno, basta guardare il galeone pirata che trionfa sull’homepage di The Pirate Bay. Basta leggere subito sotto che il sito indicizza oltre un milione e mezzo di file (film, album, serie TV, videogame, software, libri, ogni ben di Dio…). Basta osservare come i suoi gestori sbeffeggiano pubblicamente le ingiunzioni legali delle multinazionali che denunciano violazioni del copyright.

The Pirate Bay: il galeone dei ribelli [in costruzione]

La novita’ insomma non e’ il fatto che la gente copi senza pagare (fenomeno che risale almeno ai tempi delle cassette e dei Floppy Disc, dei nastri VHS e delle risme di fotocopie). E nemmeno l’uso dei file torrent (ci sono dozzine di altri siti e molte altre tecnologie che permettono ai downloader di scaricare).

Qui, invece, per la prima volta, ci troviamo davanti a dei giovani che abbracciano la simbologia corsara a viso scoperto. Che rivendicano apertamente il diritto di condividere gratuitamente tutta la cultura. Affermando che la tecnologia digitale ha reso il copyright obsoleto. E che sono quindi le leggi in vigore che semmai dovranno cambiare.

Non solo: quando questi ragazzi spingono la critica del copyright fino al confine dell’apologia di reato, dell’istigazione a delinquere, o comunque della disubbidienza civile, non e’ per semplice ribellismo adolescenziale. Sono animati invece da una certezza morale, ovvero l’idea che il boom delle reti rappresenta un’opportunita’ epocale per l’umanita’ intera, qualcosa di tanto rivoluzionario, tanto benefico, tanto liberatorio quanto l’invenzione del libro:

I pirati invocano Gutemberg

Ebbene, prova a consultare gli addetti ai lavori (gli avvocati, i manager, gli ingegneri che conoscono in prima persona come funziona oggi il business delle comunicazioni elettroniche) e la sentenza e’ unanime: questi ragazzi sono degli illusi.

In particolare, i veterani dell’internet, quelli che hanno navigato nel ciberspazio fin dalla sua preistoria, sorridono e confessano un senso di deja-vu, perche’ si ricordano bene quanto utopie simili erano popolari fra i “digerati” della prima ora:

Internet nasce libertaria…

A quei tempi era addirittura convinzione comune che l’architettura di internet rendesse la censura automaticamente impossibile…

Beh, altro che nirvana fricchettone, altro che trionfo della liberta’ individuale: la cose sono andate un po’ diversamente! Il ciberspazio e’ diventato un mega business, dove la capacita’ di controllo dei potenti (governi, multinazionali, pubblicitari) non e’ mai stata tanto capillare. E prova a chiedere a un cinese, o un cittadino arabo, se oggi si sente libero di fare in rete quello che gli pare:

Ma la rete si censura benissimo

Tu dirai che c’e’ una bella differnza fra quello che succede nei paesi totalitari e nelle moderne societa’ democratiche. O forse ti sembrerà esagerato paragonare i rischi che corre un downloader con la bruta repressione della libertà d’informazione e di espressione tipica delle nazioni dove i cittadini non hanno diritti civili.

Ma se guardiamo all’evoluzione del peer-to-peer negli Stati Uniti, ovvero il paese dove il contenioso legale sul copyright ha raggiunto la sua forma piu’ estrema, il trend non promette nulla di buono.

Le cronache giudiziarie ci mostrano che, anche se le probabilita’ di essere beccati restano minime, chi resta impigliato nelle maglie della giustiza per aver fatto file-sharing rischia sanzioni cosi’ estreme da comportare automaticamente la rovina economica:

Usa: una punizione esemplare

È giusto quindi concludere che i pirati sono l’eccezione che conferma la regola? Un’anomalia termporanea? Destinata ad essere presto spazzata via? Forse… Ma la breve storia dell’era digitale è piena di fenomeni, piu’ o meno irritanti, inutili o nefasti che nonostante tutti gli sforzi si sono dimostrati impossibili da estirpare:

Controllo totale? E lo “spam”?

Tutto questo mi lascia quindi parecchio diffidente di fronte alle certezze di chi prevede una “soluzione finale” per la questione pirateria. L’ideale della libera condivisione del sapere mi pare troppo potente per essere liquidato come un’aberrazione. Nelle avventure dei corsari non riesco a vedere solo un gioco. C’e’ qualcosa di molto piu’ complesso e intrigante. Qualcosa che vale la pena di esplorare.


Lascia un commento