OiNK: l’assoluzione del gestore fa infuriare i discografici


Buon viso a cattivo gioco? Assolutamente no. I rappresentanti delle multinazionali discografiche non riescono a digerire l’assoluzione di Alan Ellis, creatore e amministratore di OiNK, il leggendario sito di file-sharing musicale chiuso dalle autorita’ nel 2007, dopo un raid congiunto della polizia inglese e olandese, coordinato dall’Interpol, su denuncia dell’International Federation of the Phonographic Industry (Ifpi) e della British Phonographic Industry (Bpi).

Fondato nel 2004, da un ingegnere informatico inglese, OiNK era un tracker che utilizzata tecnologia BitTorrent e che si era specializzato nella condivisione di file di altissima qualita’ audio. Accessibile solo su invito, quel sito aveva aggregato nel tempo un’appassionata comunita’ di 180.000 file-sharer, che includeva anche molti musicisti e altri professionisti dell’industria musicale, fra cui Trent Reznor, leader del gruppo di rock industriale Nine Inch Nails.

Rinviato a giudizio per associazione a delinquere a fine di frode delle major discografiche, Alan Ellis, 26 anni, si difeso sostenendo di aver creato OiNK solo per perfezionare le sue abilita’ di programmatore, mentre studiava alla Teesside University, spiegando anche che il sito offriva un servizio di indicizzazione, cosi’ come tanti altri motori di ricerca, senza ospitare alcun materiale coperto da copyright, perche’ i file oggetto di condivisione risiedevano sui Pc di chi lo usava.

Ben diverso il parere delle presunte parti lese, che hanno voluto invece sottolineare che Ellis aveva accumulato un bel gruzzolo, stimato in circa 200.000 euro, grazie alle donazioni degli utenti del sito, oltre al fatto che su OiNK era spesso possibile scaricare album in anteprima del loro lancio commerciale, con conseguente danno incalcolabile per le etichette che li avevano prodotti.

Ebbene, il 15 gennaio, dopo una settimana di dibattimento, sono bastati alla giuria popolare appena 90 minuti di camera di consiglio per decidere all’unanimita’ che Ellis non aveva commesso alcun reato e che andava quindi prosciolto con formula piena.

Questa clamorosa sentenza e’ immediatamente riecheggiata sui mass media di tutta la Gran Bretagna, visto che questo era il primo processo contro un sito di file-sharing in quel paese e, secondo gli esperti, sara’ probabilmente anche l’ultimo per un pezzo a venire.

Dopo aver taciuto per qualche giorno, John Kennedy, il presidente dell’Ifpi, si e’ finalmente pronunciato sull’accaduto, in occasione della presentazione alla stampa del rapporto annuale dell’associazione di categoria sul business della musica digitale. Kennedy ha definito il verdetto “una terribile delusione”, contenendo a malapena la sua rabbia verso la giuria, prima di prendersela con le leggi inglesi, che ha bollato come “scollegate dalla realta’ del mondo.”

Ha quindi promesso di rivalersi su Ellis “in altri modi”, una minaccia che pare presagire una causa civile, aggiungendo: “Non riesco a dormire la notte quando penso che quell’uomo ha 200.000 sterline sul suo conto in banca!”

Ai suoi occhi, insomma, l’idea che gli utenti di OiNK possano aver scelto di donare volontariamente dei soldi a un giovanissimo che gli permetteva di condividera la musica che amavano, invece di pagare le multinazionali che vorrebbero sbattere in galera chi scarica, e’ inconcepibile. Chi e’ veramente piu’ scollegato dalla realta’?


Il maialino che fungeva da logo per OiNK


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