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	<title>Commenti a: Unione europea, Oracle e MySQL:  di chi e&#8217; l&#8217;Open Source?</title>
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	<description>Una raccolta di news e dati sul movimento pirata. Ispirata dal libro &#34;La baia dei pirati, Assalto al copyright&#34; (2009, Cooper)</description>
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		<title>Di: Roberto Galoppini</title>
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		<dc:creator>Roberto Galoppini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 19:24:20 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Luca,

 la domanda che poni è interessante, soprattutto in una prospettiva che tenga conto della rilevanza di alcuni istituti della &quot;proprietà intellettuale&quot; quali quelli relativi al copyright e ai marchi registrati (Monty infatti paventa una potenziale non replicabilità della strategia di business di MySQL basandosi sul fatto che terzi non potrebbero rilicenziare MySQL con una licenza proprietaria, trovandosi a non poter godere degli introiti derivanti dal cosidetto double-licensing). 

Il marchio non è certo meno importante del copyright. La politica di protezione di tali diritti ha mostrato ad esempio nel caso di Red Hat e del suo clone &quot;no logo&quot; CentOS quanto pesi il nome, e terzi che volessero offrire servizi su MySQL dovrebbero probabilmente fronteggiare simili problemi.

Ciò premesso penso che l&#039;intera questione meriterebbe alcuni approfondimenti, che in parte ho coperto nell&#039;articolo di cui ho riportato il link.  Ad esempio l&#039;ipotesi che oggi MySQL stia sottraendo spazi di mercato ad Oracle è a dir poco fantasiosa, lo stesso Mueller infatti non elenca aziende che abbiano utilizzato MySQL al posto di Oracle (mentre è invece frequente vedere clienti Oracle che utilizzano anche MySQL, tipicamente in ambiti Web appunto).

MySQL è, come del resto Red Hat, per molti aspetti un caso a parte. Non è vero infatti che il ruolo dei VC sia stato rilevante, come ha raccontato l&#039;ex amministratore delegato Marten Mickos quest&#039;anno all&#039;open source think tank, spiegando che l&#039;ingresso degli investitori è avvenuto quando l&#039;azienda era già solida ed in notevole espansione (poche le quote in mano ai VC, ancora meno il potere). Anomala ancora una volta per il fatto che non ha utilizzato il copyright assignment in maniera significativa, visto che i contributi erano e sono di fatto forniti solo dagli impiegati dell&#039;azienda. Anomala in fine per l&#039;aver concepito per anni un business basato sul licenziare il database con una licenza commerciale che ne permetteva l&#039;uso in ambienti proprietari, visto che per molti integratori ed OEM era diventato un importante mattone dello stack.

Ma anche Oracle non è una qualunque azienda proprietaria, come dimostra l&#039;acquisizione proprio di un altro database open source avvenuta anni or sono, quella di Sleepycat. Mike Olson raccontando il processo di acquisizione ha speso sempre ottime parole per Oracle, il business si è sviluppato e la piattaforma non è morta, segno che almeno in linea teorica potrebbe riaccadere.

Sulle domande che poni penso abbia senso ragionare, magari più che in termini di potere in termini di relazione, visto che un progetto open source che nasce e vive all&#039;interno di un&#039;azienda è e sarà sempre soggetto solo alle scelte di quest&#039;ultima.

Come cantava Gaber, Libertà è partecipazione...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Luca,</p>
<p> la domanda che poni è interessante, soprattutto in una prospettiva che tenga conto della rilevanza di alcuni istituti della &#8220;proprietà intellettuale&#8221; quali quelli relativi al copyright e ai marchi registrati (Monty infatti paventa una potenziale non replicabilità della strategia di business di MySQL basandosi sul fatto che terzi non potrebbero rilicenziare MySQL con una licenza proprietaria, trovandosi a non poter godere degli introiti derivanti dal cosidetto double-licensing). </p>
<p>Il marchio non è certo meno importante del copyright. La politica di protezione di tali diritti ha mostrato ad esempio nel caso di Red Hat e del suo clone &#8220;no logo&#8221; CentOS quanto pesi il nome, e terzi che volessero offrire servizi su MySQL dovrebbero probabilmente fronteggiare simili problemi.</p>
<p>Ciò premesso penso che l&#8217;intera questione meriterebbe alcuni approfondimenti, che in parte ho coperto nell&#8217;articolo di cui ho riportato il link.  Ad esempio l&#8217;ipotesi che oggi MySQL stia sottraendo spazi di mercato ad Oracle è a dir poco fantasiosa, lo stesso Mueller infatti non elenca aziende che abbiano utilizzato MySQL al posto di Oracle (mentre è invece frequente vedere clienti Oracle che utilizzano anche MySQL, tipicamente in ambiti Web appunto).</p>
<p>MySQL è, come del resto Red Hat, per molti aspetti un caso a parte. Non è vero infatti che il ruolo dei VC sia stato rilevante, come ha raccontato l&#8217;ex amministratore delegato Marten Mickos quest&#8217;anno all&#8217;open source think tank, spiegando che l&#8217;ingresso degli investitori è avvenuto quando l&#8217;azienda era già solida ed in notevole espansione (poche le quote in mano ai VC, ancora meno il potere). Anomala ancora una volta per il fatto che non ha utilizzato il copyright assignment in maniera significativa, visto che i contributi erano e sono di fatto forniti solo dagli impiegati dell&#8217;azienda. Anomala in fine per l&#8217;aver concepito per anni un business basato sul licenziare il database con una licenza commerciale che ne permetteva l&#8217;uso in ambienti proprietari, visto che per molti integratori ed OEM era diventato un importante mattone dello stack.</p>
<p>Ma anche Oracle non è una qualunque azienda proprietaria, come dimostra l&#8217;acquisizione proprio di un altro database open source avvenuta anni or sono, quella di Sleepycat. Mike Olson raccontando il processo di acquisizione ha speso sempre ottime parole per Oracle, il business si è sviluppato e la piattaforma non è morta, segno che almeno in linea teorica potrebbe riaccadere.</p>
<p>Sulle domande che poni penso abbia senso ragionare, magari più che in termini di potere in termini di relazione, visto che un progetto open source che nasce e vive all&#8217;interno di un&#8217;azienda è e sarà sempre soggetto solo alle scelte di quest&#8217;ultima.</p>
<p>Come cantava Gaber, Libertà è partecipazione&#8230;</p>
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