17 ottobre 2009 |
Se non vivi in qualche strano universo parallelo, dove la macchina promozionale del pop non riesce a penetrare, sarai sicuramente informato che allo scoccare della mezzanotte fra domenica e lunedi’ scorso Michael Jackson – o forse bisognerebbe dire la sua casa discografica, visto che lui e’ morto e sepolto ormai da mesi – ha lanciato un singolo nuovo di zecca, “This is it”, che puoi ascoltare gratuitamente in streaming su MichaelJackson.com.
Anche se il titolo della canzone si traduce come “Questo e’ tutto”, l’evento e’ solo l’inizio di una mega operazione di mungitura del catalogo della pop star da parte della Sony Music Entertainment, che prevede il lancio di una compilation su Cd il 27 ottobre, seguito il giorno dopo dal debutto mondiale di un film documentario con lo stesso titolo, piu’ cofanetto in vinile in vendita dal 10 novembre.
Fra le moltitudini di fan e di curiosi che hanno ascoltato “This is it” (il singolo e’ stato promosso con enfasi delle radio commerciali Usa) c’era pero’ anche Paul Anka, cantante e compositore canadese, oggi dimenticato dai piu’, che debutto’ come ragazzo prodigio a fine anni ‘50, e che poi ebbe una stagione di grande celebrita’ anche in Italia, partecipando addirittura al Festival di San Remo.
Anka ha riconosciuto subito quel brano, perche’ non era affatto nuovo, ma l’adattamento di una canzone che lui e Jackson avevano composto e registrato assieme, nel lontanissimo 1983. L’opera, nata come duetto fra i due artisti, era stata poi accantonata (c’e’ chi sospetta perche’ il suo ritmo e la maestosita’ di certe armonie erano state riciclate da Jackson in “Heal the World”), riemergendo quindi nel 1991, in un album della cantante portoricana Safire, con il titolo “I Never Heard” (Jackson e Anka erano indicati come coautori).
La reazione pubblica di Anka e’ stata immediata. “Questi signori hanno un bel problema per le mani,” ha dichiarato lunedi’ stesso alla stampa: “Se non lo correggono subito finiranno in tribunale.”
Il cantante ha spiegato anche che qualche tempo dopo la session che avevano condotto assieme, Michael Jackson si era appropriato dei master multitraccia della registrazione, tanto che lui era dovuto arrivare a minacciare azioni legali per farseli restituire, e che questi nastri sono tuttora in suo possesso, assieme ad altri documenti che provano la coproprieta’ di quel lavoro.
Pronta retromarcia quindi della Sony Music, che nel giro di 24 ore, non solo ammette pubblicamente di aver commesso un errore, ma si impegna a compensare adeguatamente anche Paul Anka, il quale si dichiara a sua volta soddisfatto delle spiegazioni, e afferma che per quanto lo riguarda la polemica e’ chiusa.
Ottimo, penserai tu. Ecco un bell’esempio del copyright che fa un buon lavoro. Ma la storia si fa piu’ complicata quando scopri che alla fine dell’82, nell’apoteosi del successo commerciale di “Thriller”, il capolavoro di Michael Jackson che e’ diventato l’album piu’ venduto della storia, un altro musicista, Manu Dibango, a Parigi, si ritrovo’ a vivere un’esperienza del genere.
La radio trasmetteva “Wanna Be Startin’ Something”, uno degli hit piu’ sorprendenti del 33 giri, con un ritmo sincopato che Manu Dibango conosceva benissimo, perche’ era lo stesso di “Soul Makossa”, il single che lo aveva lanciato sulla ribalta internazionale.
Quella canzone, nata come B side di un 45 giri, si era diffusa prima in Africa, sul retro di un singolo dedicato alla nazionale di calcio del Cameroon, e poi era stata adottata dai Dj del circuito d’avanguardia internazionale, come una delle influenze che avrebbe portato alla Disco music. Nella versione di Jackson il riferimento all’originale e’ cosi’ palese che il cantante aggiunge alla fine delle sue liriche una strofa in africano: “Ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa.”
Con i tempi lenti delle controversie legali, anche Manu Dibango e’ stato compensato. La scorsa estate, a 75 anni, in un messaggio di condoglianze alla famiglia di Jackson, ha reso omaggio al suo ex pirata come un “artista eccezionale, il piu’ dotato e ingegnoso”.
Dibango si e’ invece rifiutato di commentare, viste le circostanze, su un’altro contenzioso che coinvolge il business dei Jackson, questa volta a causa di “Don’t Stop The Music”, il mega hit di Rihanna, svettato in testa alle classifiche nel 2007, una canzone che riprende ancora una volta quel ritmo sincopato (e la stessa identica strofa africana: “Ma ma se, ma ma sa, ma ma coo sa”), ma che nei crediti indica Michael Jackson come unico autore.
Due sono allora le considerazioni che mi viene da fare.
La prima e’ che a quanto pare tutti gli artisti – incluse le maga star piu’ ricche e piu’ adorate – sono in qualche misura dei pirati, e pure recidivi. Questo a me non stupisce per niente, perche’ la creativita’ per definizione non cresce nel vuoto, senza l’ispirazione dell’arte che l’ha preceduta. Ma nel sistema normativo vigente e’ chiaro che si applicano due pesi e due misure.
Se sei una super star commerciale, che gode dell’appoggio di una multinazionale discografica, questi esempi fanno pensare che puoi “piratare” piu’ o meno quello che ti pare, e preoccuparti solo dopo di come comprare il consenso di chi avesse eventualmente qualcosa da obiettare. Ma puoi forse immaginare un ribaltamento di ruoli? Anka, o Dibango, o meglio un ragazzino qualunque, che prende una melodia di Michael Jackson, ci costruisce sopra una canzone nuova, la mette in commercio senza autorizzazione preventiva?
La seconda considerazione e’ che un caso come quello di “This Is It” stravolge completamente la logica che i paladini del copyright usano per giustificare la necessita’ di limitare la liberta’ di copia, ovvero l’idea che la concessione di un diritto esclusivo di sfruttamento sia indispensabile per incentivare i creativi a produrre nuovi lavori.
Dico: anche se prendi per buona quella premessa (cosa che per me e’ tutta da dimostrare), Michael Jackson e’ morto, no? Non mi risulta che possa essere stimolato in alcun modo a creare qualcosa.
Pensaci quindi un attimo. Se l’intento fosse quello di incentivare davvero la produzione creativa – quel processo dove Manu Dibango reinventa ritmi ancestrali africani, e Michael Jackson reinventa Manu Dibango, e Rihanna reinventa Michael Jackson, e via cosi’ all’infinito – non sarebbe molto piu’ efficace prendere l’intera opus del King of Pop e sbatterla nel pubblico dominio?
Questa e’ un’idea assurda, dirai tu. E perche’? A me non sembra piu’ assurda del fatto che oggi le norme in vigore garantiscono a un manipolo di manager discografici il diritto esclusivo, per i prossimi 70 anni, di giocare al Dottor Frankenstein con l’opera di Michael Jackson – cosi’ come hanno fatto con la traccia vocale attorno a cui si sono letteralmente inventati “This is it”.
Che c’entrano i milioni di euro generati da quell’operazione con la creativita’? E se proprio dobbiamo rassegnarci all’idea che Michael Jackson non riposera’ in pace nemmeno da morto, non credi che sarebbe molto piu’ interessante in versione zombie open source?
Mitico!
ahahaha carino!!!!
però sei un po’ bastardo perchè michael jakson era un grande e rimarrà nella storia..e sai non è morto…vuoi sapere il perchè?? perchè è vivo in noi fan come non mai e nessuno potrà mai dire che è morto veramente.
lui è un genio ancor ora.
e nache se forse sul suo corpo ha fatto delle stupidaggini rimane comunque
The king of pop…
e il commento che ho scritto prima era ironico…..
non scrivere queste cose..lascialo in pace nella sua tomba..
e se non sei un suo vero fan..lascia perdere e vatti a dedicare a quella volgare di madonna, o a lady gaga..ma lascia in pace il nostro idolo
e lui magari avrà fatto tanti errori ma di sicuro non era disonesto.
anche tu sai sei un po’ pirata nel tuo profondo perchè sai sparlare di celebrità non è molto carino!!!!!!!! e comunque facciamo finta che il tuo nome sia ^^^:
Dico: anche se prendi per buona quella premessa (cosa che per me e’ tutta da dimostrare),^^^ e’ morto, no? Non mi risulta che possa essere stimolato in alcun modo a creare qualcosa.per questo il suo blog deve essere eliminato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Cara Angela,
mi pare che fai un po’ di confusione fra Michael (che come artista ammiro e rispetto, sopratutto per quello che ha fatto da giovane) e le speculazioni dei discografici che oggi controllano il suo catalogo (e che sfruttano le assurdita’ delle norme sul copyright per continuare a spillar soldi ai fan come te). Non credi che questo riciclaggio degli avanzi farebbe un po’ schifo anche a lui?