6 ottobre 2009 |
Nuova escalation nella battaglia fra le multinazionali del copyright e i giovani disubbidienti digitali di The Pirate Bay. Il celebre motore di ricerca per file torrent appare da ieri sera irraggiungibile, dopo che la Bescherming Rechten Entertainment Industrie Nederland (Brein), l’organizzazione che rappresenta gli interessi dell’industria discografica e cinematografica in Olanda, e’ riuscita a costringere, a colpi di minacce legali, un provider locale a tagliare la connessione su cui di recente era stato rediretto il traffico della Baia.
La notizia arriva in un momento particolarmete travagliato per il sito che, nel bene o nel male, e’ diventato un simbolo del conflitto fra liberta’ individuale e proprieta’ intellettuale nell’era del digitale.
Il 24 agosto, il tribunale di Stoccolma, con un’ingiunzione senza precedenti nella prassi giudiziaria svedese, aveva imposto infatti a Black Internet, un piccolo grossista di connettivita’ internet di cui The Pirate Bay era uno dei tanti clienti, di tagliare immediatamente il collegamento al sito o far fronte a pesantissime sanzioni pecuniarie.
Nonostante la Baia fosse tornata online dopo appena poche ore, appoggiandosi a un fornitore diverso (vedi: Fenice digitale: The Pirate Bay muore, poi risorge in tre ore…), nel giro di venti minuti anche quest’ultimo provider era stato contattato dagli avvocati delle multinazionali e minacciato di essere trascinato in tribunale.
Secondo quanto dichiarato a Sveriges Radio (l’emittente radiofonica pubblica svedese) da un portavoce di quell’azienda, identificato solo come Patrik, il pressing dei legali e’ diventato presto insostenibile per un business di dimensioni molto modeste, tanto che anche quel fornitore e’ stato costretto a gettare la spugna, cessando di offrire i suoi servizi a The Pirate Bay dalla mezzanotte del 1 ottobre.
Sfrattata di fatto dalla Svezia, la Baia e’ pero’ rimasta in vita senza la minima interruzione, apparentemente spostando il grosso dei suoi apparati su una batteria di server affittati in Ucraina, un paese dove la lobby del copyright non pare avere oggi grande potere.
La mossa di ieri della Brein non ha pero’ preso di mira chi ospita fisicamente quella struttura, quanto un altro grossista ancora di connettivita’, questa volta olandese, NForce, che fungeva da ponte fra la web farm in Ucraina e il resto della rete internet, subaffitando banda di trasmissione da LeaseWeb, una sussidiaria del gruppo O.com, ovvero uno dei maggiori internet provider dei Paesi Bassi.
Ma se LeaseWeb ha chiaramente le risorse per non farsi intimidire dai legali delle multinazionali dell’audiovisivo, tanto da dichiarare pubblicamente che non avrebbe spento un bel niente se non su ordine della magistratura, la minaccia di un lungo e potenzialmente costosissimo contenzioso legale e’ bastata a convincere NForce, un operatore molto piu’ piccolo, a staccare la spina senza preavviso.
Ora, se questa sara’ l’ennesima vittoria di Pirro, oppure qualcosa di diverso, lo vedremo nelle prossime ore. Secondo quanto dichiarato al sito TorrentFreak, i gestori della Baia restano ottimisti e dicono che il sito sara’ presto online di nuovo. Ma l’escalation legale nella campagna che le multinazionali del copyright stanno coordinando a livello mondiale per cancellare The Pirate Bay dalla rete apre interrogativi inquetanti che vanno ben oltre quel caso specifico.
E’ infatti palese che, prendendo come bersaglio piccoli operatori con scarse possibilita’ di difendersi, la lobby del copyright punta a creare una serie di precedenti, alimentando cosi’ un clima di terrore in tutta l’industria della connettivita’ di rete, con l’obiettivo nemmeno celato di trasformare i provider in poliziotti della proprieta’ intellettuale.
Questo e’ qualcosa che la legge non prevede, anche se in Europa ci sono fortissime pressioni per cambiare le regole del gioco, perche’ il principio dell’immunita’ del messaggero (noto anche come safe harbor), ovvero l’idea che gli operatori dei network di comunicazione non sono responsabili per l’uso che i loro clienti ne fanno, si e’ dimostrato essenziale tanto per garantire il fiorire dell’innovazione tecnologica quanto per tutelare la liberta’ e la privacy personale.
Paradossalmente, questo desiderio di forzare con prepotenza la legge non e’ un sintomo di forza quanto di disperazione, visto che lo spettacolo quotidiano di milioni di onesti cittadini che scaricano e copiano ogni sorta di contenuti digitali, senza il minimo rimorso morale, e’ una conferma clamorosa che i monopoli del copyright hanno perso da un pezzo il consenso della pubblica opinione.
Insomma, comunque vada a finire questa ennesima scaramuccia, che la Baia torni online oggi, domani o mai, il trend non cambia: i pirati hanno la storia dalla loro parte, i pirati sono il futuro.
Aggiornamento ore 18:00
Secondo quanto mi e’ stato confermato da vari utenti, The Pirate Bay e’ nuovamente raggiungibile dall’Italia, anche se sembrano persistere problemi di routing in varie altri parti del mondo.
Aggiornamento ore 19:15
Secondo quanto pubblicato nell’edizione online di due quotidiani svedesi (Dagens Nyheter e Svenska Dagbladet), The Pirate Bay avrebbe trovato ospitalita’ in Germania, su cb3rob.net, un provider vicino al Piraten Partei, il partito pirata tedesco.