Europa oscurantista:
rigettata la neutralita’ della rete


Brutte notizie in arrivo da Bruxelles per chi ama la liberta’ in rete. La Commissione di conciliazione del Parlamento europeo, riunita ieri sera a porte chiuse, ha deciso che il principio della neutralita’ della rete non sara’ incluso nell’ultima lettura della nuova legge quadro sulle telecomunicazioni, il cosidetto Telecoms Package, un provvedimento a cui si dovranno adattare tutti i paesi comunitari.

La notizia e’ stata accolta con costernazione dagli hacktivisti e dai libertari che seguono da vicino le procedure legislative europee. Nonostante un appello pubblico, firmato da 24 gruppi impegnati sul fronte dei diritti digitali (fra cui, a livello italiano, Altroconsumo, Free Hardware Foundation e Scambio Etico), sostenuto da una vivace campagna di email e telefonate ai parlamentari, solo tre delegati si sono pronunciati a favore del principio nel corso della riunione.

La legge in questione era stata proposta all’esame degli europarlamentari nel 2007, con l’intento dichiarato di rendere piu’ uniforme, aperto e competitivo il mercato comune nel settore.

Vista la posta in gioco, il pacchetto e’ stato oggetto fin dalla sua prima stesura di forti pressioni da parte dei giganti della telefonia e del copyright, cosa che ha provocato a sua volta la nascita di un movimento di contro lobby, animato da una galassia informale di associazioni per la difesa dei consumatori, della privacy e dei diritti civili (vedi: Intrigo a Bruxelles: chi vuole uccidere la Net Neutrality?).

La neutralita’ della rete, ovvero l’idea che i provider di collegamenti internet debbano trattare tutti gli utenti e tutti i dati alla pari, senza discriminazioni, e’ uno dei principi al cuore del contenzioso.

I big delle telecomunicazioni sostengono che renderebbe impossibile la gestione efficiente del traffico sui network di cui sono proprietari. I paladini dei consumatori replicano invece che senza regole, se gli operatori saranno liberi di agire in base al solo ritorno economico, finiranno inevitabilmente per inibire la concorrenza e l’innovazione (l’esempio tipico e’ quello di Skype, o tutti i sistemi di telefonia VoIP gratuiti, che le Telecom tradizionali ucciderebbero molto volentieri).

Secondo quanto emerso dopo la riunione, la maggioranza dei membri della Commissione ha preferito pero’ ignorare queste preoccupazioni, pur di accellerare l’approvazione del pacchetto.

Il dibattito avrebbe preso una piega particolarmente surreale quando Malcolm Harbour, il delegato conservatore inglese che si e’ fatto portavoce degli interessi dei colossi delle telecomunicazioni, ha affermato prima che la questione della Net Neutrality merita una legge separata (che e’ un maniera elegante per rimandare tutto alle calende greche) e poi che la versione attuale del Telecoms Package e’ compatibile con la posizione dell’amministrazione di Barak Obama (che invece, proprio pochi giorni fa, ha riaffermato l’intento di difendere la liberta’ della rete con norme piu’ esplicite).

Ma se gli hacktivisti hanno perso questa battaglia, la guerra non e’ affatto finita. Il compito della Commissione di conciliazione e’ infatti quello di trattare con l’esecutivo (la Commissione europea, che e’ il governo dell’Unione), per arrivare a un testo definitivo che tenga conto degli emendamenti approvati dai legislatori nel corso dell’iter del provvedimento, per poi passarlo al voto finale del parlamento, senza possibilita’ di ulteriori modifiche.

L’attenzione si sposta quindi sul cosidetto Emendamento 138, una delle modifiche approvate dai legislatori in risposta alle richieste della coalizione libertaria, dove si afferma che l’accesso a internet e’ un diritto che puo’ essere revocato solo della magistratura.

E’ ben noto che ai vertici della Commissione europea – che non devono rispondere del loro operato direttamente agli elettori, come gli europarlamentari – questo emendamento non piace. Cozza con il desiderio di troppi governi (Francia, Inghilterra, Germania, Svezia) di “controllare” meglio la rete, sia questo per combattere la violazione del copyright, la divulgazione dei segreti di stato, la diffamazione o, come sempre in queste occasioni, la pedopornografia.

Circola addirittura la voce che l’esecutivo avrebbe minacciato di abbandonare l’intero pacchetto, se il parlamento insistera’ con l’inclusione di quell’emendamento. E’ un bluff? Secondo i veterani di Bruxelles probabilmente si’. Il vero rischio e’ che i delegati della Commissione conciliazione finiscano per calarsi le braghe nel round finale di trattative a porte chiuse, violando la volonta’ espressa dai loro colleghi, in nome di un compromesso istituzionale.


Lascia un commento