Open Internet: colletta in Svezia per difendere la rete


Che puo’ fare un piccolo imprenditore internet quando un giudice gli ordina, pena sanzioni rovinose, di censurare un sito? Anche se la cosa non gli piacesse, anche se l’ordine gli paresse ingiusto, anche se sospettasse che potrebbe essere illegale, la risposta e’ ovvia: puo’ solo obbedire, mettendo da parte gli scrupoli morali personali, perche’ e’ sua responsabilita’ salvaguardare l’azienda e chi ci lavora.

Cosi’, il 25 agosto scorso, questo e’ esattamente quello che ha fatto Victor Möller, l’amminstratore delegato di Black Internet, un piccolo grossista svedese di connettivita’ di rete, quando il tribunale di Stoccolma gli ha ordinato di tagliare il collegamento a un suo cliente, il famigerato motore di ricerca per torrent The Pirate Bay, i cui gestori erano stati condannati in primo grado in primavera per favoreggiamento della violazione del copyright.

L’oscuramente dura comunque poco, perche’ The Pirate Bay rinasce nel giro di poche ore utilizzando un collegamento diverso. Il disagio di Victor Möller nell’accettare il ruolo di censore puo’ apparire quindi irrilevante. Ma non e’ passato inosservato fra gli addetti ai lavori.

“Mettere il bavaglio a un operatore a mio parere e’ scandaloso”, ha dichiarato ad esempio Camilla Lindberg, parlamentare del Partito Liberale, la formazione numero due nella coalizione conservatrice attualmente al governo. “L’ingiunzione del tribunale distrettuale di Stoccolma contro Black Internet ha sorpreso e scandalizzato tanto il pubblico quanto l’industria informatica”, ha detto ancora: “Dobbiamo rivedere la legge e indagare sull’accaduto”.

Se questo e’ quello che sostiene un politico di area governativa, gli hacktivisti e i giornalisti piu’ attenti hanno notato un trend ancora piu’ grave. Nel caso di Black Intenet, cosi’ come in tanti altri esempi in tutta Europa, la presunta parte lesa, ovvero un manipolo di potenti multinazionali, ha scelto come bersaglio un’azienda di piccole dimensioni, con un ruolo (e quindi un interesse) marginale nella questione, con scarse risorse da sprecare in battaglie giudiziarie, prona insomma ad obbedire, creando un precedente legale.

La tattica funziona. In Agosto Möller aveva dichiarato chiaro e tondo che non avrebbe presentato appello contro l’ingiunzione, perche’ la sua ditta non poteva permettersi il rischio di dover pagare le spese legali, in caso la decisione fosse stata confermata.

Ma e’ giusto che sia cosi’? Rick Falkvinge, il leader del Piratpartiet (il partito pirata svedese), ha spiegato in questa intervista che nel suo paese non era mai successo che la magistratura ordinasse a un provider di tagliare il servizio a qualcuno (da noi in Italia le cose sono assai diverse: i provider sono gia’ forniti di una lista nera di siti pedopornografici o di gioco d’azzardo che devono censurare).

Con una posta in gioco del genere, e la prospettiva di una giustizia dove il piu’ ricco vince automaticamente per abbandono, il mondo politico, l’industria infomatica e la comunita’ dei cibernauti svedesi non sono rimasti solo a discutere e protestare, ma hnno scelto di metter mano al portafogli per riequilibrare le forze in gioco.

Il risultato e’ che a meta’ settembre Victor Möller ha reso noto di aver cambiato posizione. La sua ditta presentera’ appello, contro l’ordine di tagliare la connessione alla Baia, grazie al supporto finanziario di una nuova fondazione: Open Internet.

Secondo quanto dichiarato sul suo sito, Open Internet e’ una fondazione al momento senza spese fisse o personale, un semplice collettore di donazioni aperto a tutti, che intende diventare un fondo per finanziare la difesa di piccoli operatori, come Black Internet, trascinati loro malgrado nel contenzioso del copyright.

Al momento, dopo poco piu’ di una settimana di attivita’ online, Open Internet registra un totale raccolto di circa 1800 euro. Gli esperti stimano che il costo totale della battaglia legale di Black Internet potrebbe superare i 100.000 euro. Il divario resta quindi abissale. Ma la colletta e’ appena cominciata. E puoi contribuire molto facilmente anche tu: via Paypal o bonifico bancario.

  • Visita il sito di Open Internet
    (in inglese, tedesco e svedese):

    OpenInternet.se


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