ESCLUSIVA: Parla Falkvinge, leader del Piratpartiet svedese


Che cosa c’e’ di piu’ assurdo di un partito che si chiama pirata? E cosa c’e’ di piu’ improbabile di un programma politico che appare preoccupato unicamente di contrastare lo strapotere del copyright?

Eppure, alle ultime elezioni europee, il Piratpartiet, il partito dei pirati svedesi, si e’ accaparrato a sorpresa oltre il sette per cento dei voti, facendo man bassa di consensi fra i giovani. Che succede? E’ un’anomalia? O l’apertura di una nuova frontiera per la politica?

Una persona che su tutto questo ha sicuramente molto da dire e’ Rickard Falkvinge, 37 anni, ex imprenditore informatico (lancio’ il suo primo business a 16 anni), ex dipendente Microsoft (succede anche quello…), e fondatore appunto del Piratpartiet. Rick, domenica 6 settembre, sara’ per la prima volta in Italia, a Salerno, ospite d’onore del primo concresso di Agora’ digitale, nuova associazione di area radicale per la difesa della liberta’ in rete.

In questa intervista ci anticipa alcuni dei temi che spera di poter discutere con chi, anche in Italia, e’ fiero di chiamarsi pirata.



Partiamo dalla notizia della tua visita: che cosa ha spinto il leader del Piratpartiet a calare proprio adesso in Italia?

Non voglio suonare scortese, ma e’ successo in modo un po’ casuale, nel senso che ho ricevuto un invito via email, cosa che ormai mi capita spesso, e visto che la data non era in conflitto con altri impegni, mi e’ piaciuta l’idea di venire nel vostro paese, dove non ho mai avuto l’occasione di parlare delle idee del Piratpartiet.

L’Italia e’ una nazione importante sullo scacchiere europeo. Mi e’ stato detto che sui temi delle liberta’ digitali da voi c’e’ molto fermento. E sono informato che avete pure un Partito pirata, anche se non ho mai avuto contatti diretti con i suoi promotori. Spero che questa sia l’occasione buona per incontrarli di persona.

Nel giugno 2008, quando sono stato vostro ospite al meeting dell’Internazionale pirata a Uppsala, prima di scrivere la Baia dei pirati, l’idea di assaltare il parlamento europeo suonava velleitaria. Invece adesso abbiamo un pirata a Bruxell. Qual’e’ il tuo bilancio alla riapertura della stagione politica?

Prima di tutto partirei ricordando che ancora non abbiamo vinto. Certo, il fatto che un partito nato solo nel 2006 sia riuscito a raccogliere oltre il sette per cento dei voti e’ un successo di dimensioni epiche. Il consenso elettorale ha conferito agli ideali del movimento pirata una legittimita’ che agli occhi di molti prima non avevano. Ma questo e’ solo l’inizio di una lunga battaglia. Non e’ tempo per cantare vittoria.

In un certo senso, piu’ dell’insediamento di un pirata a Bruxell, io credo che sia stato molto importante portare via il “posto di lavoro” a un altro politico di professione. Quando ho fondato il Piratpartiet sono partito infatti dalla triste constatazione che i politici non hanno il tempo per approfondire temi complessi, non hanno incentivi a legiferare “bene” sulle liberta’ digitali, e che possiamo catturare la loro attenzione solo se cominciano a temere di perdere voti.

Ecco: il seggio occupato da Christian Engström, il nostro candidato vincente, e’ un segnale in quel senso che tutti i parlamentari europei hanno notato.

La vostra vittoria e’ stata ancora piu’ sorprendente perche’ siete un partito poverissimo. Adesso immagino che riceverete finanziamenti europei…

Si’, ma non sono grandi cifre. Ci hanno permesso di offrire uno stipendio a quattro persone, oltre ovviamente a Christian, che potranno lavorare a tempo pieno alle battaglie del partito.

Per noi e’ un grandissimo passo avanti, visto che finora il Piratpartiet e’ cresciuto solo grazie al lavoro dei volontari. Ma se facciamo il confronto con le strutture delle grandi forze politiche, o delle lobby industriali legate al copyright, il divario resta immenso.

Siete rassegnati allora a un ruolo parlamentare simbolico?

No, davvero. Il nostro impatto su come il fenomeno della pirateria viene percepito dai parlamentari europei e’ gia’ stato fortissimo. Di nuovo: l’altra cosa che i politici notano sempre e’ dove si focalizza l’attenzione dei media. E se c’e’ un parlamentare europeo che dopo le ultime elezioni si e’ ritrovato inseguito dalle televisioni ovunque si presentasse e’ stato quello del Piratpartiet.

Per questo, al momento della formazione dei gruppi parlamentari, siamo stati corteggiati da tutti gli schieramenti politici. Noi abbiamo sempre detto che non avremmo posto pregiudiziali ideologiche tradizionali, e che ci saremmo schierati con chi ci offriva le condizioni migliori per portare avanti le nostre battaglie.

Alla fine, pero’, avete scelto il gruppo verde…

Si’, lo abbiamo fatto tanto per ragioni pratiche – i Verdi, al contrario di altri gruppi parlamentari, non richiedono il versamento di una parte dei contributi europei, mentre ci hanno offerto accesso immediato a tutto un network di risorse e strutture – tanto quanto per ragioni politiche – la garanzia di una maggiore visibilita’ nella piattaforma del gruppo.

Un elemento determinante e’ stato inoltre il fatto che il gruppo verde era gia’ attivo da tempo sui temi che ci stanno a cuore, cosa che ci ha permesso di partire all’istante: gia’ questo lunedi’ abbiamo un primo seminario.

Il successo del Piratpartiet e’ stato attribuito da molti commentatori al risentimento dei giovani dopo la dura sentenza di condanna in Svezia contro i gestori di The Pirate Bay. Che rapporti avete con quel motore di ricerca?

Siamo due esperienze distinte, con origini, storia e tattiche ben diverse, anche se i nostri obiettivi sono fondamentalmente gli stessi. Se vuoi un parallelo con la politica piu’ tradizionale, The Pirate Bay e’ un po’ come GreenPeace, il Piratapartiet un po’ come il Partito Verde: svolgiamo ruoli complementari.

Detto questo non c’e’ dubbio che le vicissitudini di The Pirate Bay abbiano fatto da catalizzatore d’attenzione per queste problematiche. E che fra noi c’e’ una relazione simbiotica: chi vuole bene a The Pirate Bay in genere vuole bene anche al Partito pirata.

Non sei preoccupato allora delle reazioni estremamente negative che l’annuncio di una possibile vendita del sito ha scatenato fra i downloader?

No, credo che il Piratpartiet sia ormai in grado di camminare sulle sue gambe, perche’ la gente ha cominciato a capire che questa e’ una questione molto piu’ grande della repressione di un singolo sito. Non solo, ammesso che The Pirate Bay venga davvero commercializzata, sono convinto che gli eroi che l’hanno creata – perche’ non si possono che chiamare in quel modo – hanno ancora qualche asso nella manica e che non spariranno tanto facilmente dalla circolazione.

Come e’ successo una settimana fa, quando un giudice svedese ha fatto tagliare la connessione al sito, e quello e’ tornato in rete dopo poche ore…

Si’, quel provvedimento e’ stato un atto gravissimo, perche’ il tribunale, enanando un’ingiunzione contro un grossista di connettivita’ internet, ha infranto per la prima volta in Svezia il principio dell’immunita’ del messaggero, ovvero la premessa che un fornitore di servizi di telecomunicazione non e’ responsabile per come gli utenti li usano, cosi’ come il produttore di un’automobile non e’ responsabile se viene impiegata in una rapina.

Eppure questo e’ proprio il trend che al momento sembra dilagare nei tribunali e nei parlamenti europei, non ti pare?

Purtroppo si’. Due o tre anni fa i governi di tutta l’Europa strillavano scandalizzati contro la censura di internet in Cina. Adesso invece quelle critiche si sono completamente assopite. E la ragione e’ semplice: i nostri governi hanno la coscienza sporca, perche’ hanno copiato pari pari la stessa logica censoria.

Questo ci dovrebbe ricordare che il problema del copyright non e’ tanto il dilemma di come dovrebbero essere distribuiti o no film e canzonette, quanto il fatto che la repressione della pirateria digitale e’ inconciliabile con la privacy e la liberta’ della rete. Lo scopo del Piratpartiet, insomma, e’ far capire alla gente che questa e’ innanzi tutto una battaglia per i diritti civili.

Al convegno di Agora’ Digitale si parlera’ anche di possibili soluzioni, fra cui una proposta di legge di area radicale per introdurre un sistema di licenze collettive. Questa, se ricordo bene, e’ un’idea che a te non piace affatto…

E’ vero. L’idea di istituire un qualche tipo di tassazione, in genere sulla bolletta delle connessione internet, per compensare le perdite presunte dell’industria dell’audiovisivo, e’ la tipica trovata che ci fa sentire bravi e buoni, perche’ ci da’ l’illusione di fare qualcosa, ma che non affronta in alcun modo il nocciolo del problema.

Chi esattamente dovrebbe beneficiare di questo sistema? Quanto e per cosa dovrebbe essere pagato? Dove e come si misurano queste cose, senza ispezionare tutto il traffico internet, distruggendo qualsiasi pretesa di privacy? E chi decide chi e’ un autore e chi no? Quando ormai siamo diventati tutti creativi, pubblicando sui blog, MySpace, YouTube? Siamo in un vicolo cieco…

Da un punto di vista pratico, ci potremmo addirittura ritrovare davanti all’assurdo di un sistema di finanziamento pubblico della pornografia, visto che una bella fetta del materiale che circola sui network peer-to-peer e’ roba piratata agli editori di quel settore. Piu’ in generale, la proposta delle licenze collettive continua a partire dal postulato che le copie siano ancora qualcosa di costoso, raro, e quindi controllabile, quando e’ vero esattamente il contrario.

Il successo fulmineo del Piratpartiet svedese sta ispirando imitazioni un po’ in tutta Europa. Vogliamo concludere con uno sguardo al futuro?

Ho notato negli ultimi tempi una correlazione quasi assoluta fra la presenza nei vari paesi europei di un Partito verde e la nascita, o almeno il progetto, di un Partito pirata. Questo mi fa immaginare che, cosi’ come il movimento ecologista, nato da una semplice molla emotiva, come la rabbia contro l’inquinamento, si e’ poi evoluto in qualcosa di molto piu’ sofisticato e profondo, come la richiesta di una societa’ sostenibile, noi pirati siamo solo agli inizi, e non ho dubbi che nei prossimi anni il dibattito sulla politica dell’informazione assumera’ un ruolo altretttanto cruciale.


2 commenti
ESCLUSIVA: Parla Falkvinge, leader del Piratpartiet svedese

  1. Athos Gualazzi scrive:

    Complimenti per l’intervista. Sottoscrivo quanto dichiarato da Rickard, la cultura non deve essere una merce, è necessaria come l’acqua per la continuazione dell’Umanità, la cultura è indispensabile perchè la Società si evolva e si possa convivere pacificamente. Un caloroso abbraccio a Rickard e digli che è nostra aspirazione collaborare e unire le forze per una comune battaglia.
    Athos

  2. Se non ci fossero Computer e Internet, io potrei comunicare solo con la palpebra come Jean Dominique Bauby, mio compagno di sventura morto nel 1997 – http://win.casoli.info/severinomingroni/la_comunicazione_della_mia_lis.ppt -. Grazie ai mezzi informatici, posso fare molto altro ancora, nonostante la mia gravissima disabilità: soprattutto sentire o guardare la mia radio-tv satellitare, navigare, fare downloads, scrivere e-mail, post e su Facebook, e così via. Dallo scorso gennaio, ho finalmente l’ADSL -via telefono fisso-, sia pure…solo 7 MB nominali. Quindi, a maggiore ragione mi chiedo e vi chiedo: perchè privare della banda larga ancora troppe persone in Italia? Addirittura, se l’Italia fosse tutta coperta dallo ADSL 20 MB -sempre via telefono fisso-, credo che il digitale terrestre farebbe sorridere davvero, perchè i normodotati potrebbero avere molti più canali al televisore “normale”, e forse non avrebbero più bisogno di antenne, parabole e decoder. Comunque, meno male che non faccio p2p e che guardo assai poco la tv su Internet -compresa RAI4 che, altrimenti, si vedrebbe solo sul digitale terrestre-, perchè la connessione alla Rete si blocca non di rado da quando ho i 7 MB. Tuttavia, questo fatto mi dà molto fastidio lo stesso mentre navigo o faccio qualche download, ad esempio. Di conseguenza, può capitare benissimo ciò quando sono ad un Congresso on line, magari anche attraverso la mia webcam.
    Al di là di questi blocchi fastidiosi e più o meno lunghi, sono due le cose che vorrei soprattutto dirvi e domandarvi.
    La prima è che si specula troppo su noi disabili informatici, e non vuol dire niente, anzi è una aggravante, che poi il SSN rimborsi il disabile informatico con soldi pubblici: ancora per esempio, credo che sia esagerato pagare 500 euro per una tastiera su schermo, come è capitato a me cinque anni fa; in fondo stiamo parlando di un semplice software. Ho provato pure tastiere su schermo ed emulatori di mouse -sempre su schermo- gratuiti su Internet: tuttavia i miei -SofType e Dragger: http://www.easylabs.it/schedaprodotto.asp?ID=260 da http://orin.com/access/softype45/index.html – sono superiori, almeno per lo scrivente. Ed ecco la prima domanda: quanto incide sul prezzo di questi software per noi il copyright? In definitiva, tenete conto che comunicare per un disabile gravissimo è un diritto non un ausilio costoso!
    Seconda cosa e conseguente domanda. Nel marzo scorso, scrissi un breve articolo per l’Agenda Coscioni che parlava pure del film Mare Dentro sul tema della eutanasia; nella sua versione on line – http://www.lucacoscioni.it/node/5041222 -, l’articolo era corredato da spezzoni del film in lingua italiana presi da YouTube; tali spezzoni del film però, dopo un po’ di tempo, come potete vedere e leggere, sono stati rimossi dall’utente. Ora, poichè il film in questione non è certo filo Vaticano, mi sono chiesto: l’utente che ha rimosso i video, ha subito pressioni clericali e/o ha violato il rigido copyright della pellicola? Se si tratta di una palese violazione del rigido copyright del film, perchè allora parti della pellicola in lingua spagnola sono ancora presenti su YouTube? Quindi, lo chiedo a voi: in casi come questo, perchè e/o quando si parla di violazione del copyright? Nella attesa di una risposta, io ho rimesso in Rete lo spezzone del film in lingua italiana che giudico più anti Vaticano, unitamente ai link delle parti della pellicola in lingua spagnola su YouTube, ed ho riportato tutto su di un post del mio blog
    - http://severinomingroni.iobloggo.com/145/alla-faccia-del-vaticano-e-dei-nostri-clericali -.
    -
    http://salute.aduc.it/generale/files/file/allegati/mingroni-diario.pdf

    http://salute.aduc.it/generale/files/file/allegati/libro-SeverinoMingroni-2006.pdf

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