3 settembre 2009 |
Con una mossa a sorpresa, la Walt Disney Company, ovvero il piu’ grande conglomerato mediatico del mondo, ha annunciato lunedi’ un accordo per l’acquisizione della Marvel Entertainment, ovvero il gigante dei fumetti che controlla meta’ del mercato Usa.
L’affare, che prevede un esborso di quattro miliardi di dollari in contanti e azioni, dovrà essere approvato dalle assemblee degli azionisti delle due aziende, e ottenere il via libera dell’antitrust. Ma se alla fine andrà in porto, come la maggioranza degli analisti si aspetta, sarà solo l’ultima puntata in un processo di accentramento della proprietà intellettuale che va avanti da decenni.
Il gruppo Disney, ad esempio, che nel 1991 fatturava 6 miliardi di dollari, e’ arrivato grazie a una serie di acquisizioni molto aggressive ad incassare quasi 38 miliardi nel 2008. La Marvel ha rastrellato invece nel tempo un portafoglio di 5.000 personaggi a fumetti, da cui oggi spreme un fatturato di quasi 700 milioni di dollari l’anno.
Gli esperti notano inoltre che il campionario di super eroi dark della Marvel (ovvero una tipologia di prodotto tipicamente maschile) complementa bene il successo travolgente della Disney fra le ragazzine (con Hanna Montana e tutta la linea delle principessine).
Fra i consumatori di cartoni e fumetti piu’ dedicati e fanatici, questa immensa concentrazione di icone nell’immaginario pop in un solo forziere, ha gia’ scatenato fantasie le mash-up surreali fra le papere e i topolini dello studio californiano e i personaggi violenti e tormentati del colosso dei comics – come puoi vedere in questa spassosa trasmutazione di Capitan America in Capitan Papero:

Capitan America + Paperino: Captain Duck di Matt Occhuizzo
Ma la creativita’ trasversale non e’ certo il motore che muove un affare del genere. L’obiettivo, secondo quanto dichiarato da Robert Iger, amministratore delegato della Disney, e’ invece quello di usare i capitali e l’immenso potere di distribuzione del suo conglomerato per trasformare l’esercito di personaggi Marvel in un allevamento industriale di galline dalle uove d’oro (intese come una serie senza fine di film, video giochi, Tv show, merchandising).
Tu penserai: ottimo, piu’ lavoro per disegnatori, registi, animatori e creativi assortiti. Ma la Marvel Entertainment, che in fin dei conti e’ un semplice contenitore di proprieta’ intellettuale, impiega solo 250 persone. Di tutta la marea di soldi che incassa, quasi un terzo sono utile netto, ovvero risorse che finiscono in tasca agli investitori che controllano la ditta, e non certo a chi quegli eroi li ha inventati.

Topolino + Capitan America: Captain Mickey di Jason Ho
Ecco: la giustificazione numero uno che ci offrono i sostenitori del copyright – quel copyright che la Disney e’ cosi’ brava a sfruttare, al punto che la durata del diritto d’autore, chissa’ come mai, e’ stata sempre magicamente allungata ogni volta che Topolino richiava di finire nel pubblico dominio – e’ che incentiva la produzione creativa.
Ma chi e’ che viene incentivato in questo caso? I geni grafici che ci hanno dato tutti quei personaggi animati in genere sono morti, o comunque li hanno creati un sacco di tempo fa’, e in ogni caso non e’ che adesso se li potrebbero riprendere indietro. Possiamo dire che il copyright qui incentiva i finanzieri di Hollywood, i produttori di pupazzetti su licenza, i pensionati e gli speculatori che possiedono azioni della Disney. Ma questo con la creativita’ non c’entra nulla.

Paperino + Wolverine: Logald Duckerine di saiyagina
Il punto e’ che il monopolio legale che ingrassa i profitti dei giganti del copyright, come la Disney, non e’ indolore. Puo’ esistere solo a scapito di tutti quei ragazzi che hanno creato mash-up non autorizzati come quelli che illustrano questo articolo. O di chiunque osi sognare di far germinare nuove storie dai topi e dalle papere che affollano il nostro moderno immaginario collettivo. Cosi’ come la Disney ha sempre fatto. Saccheggiando secoli di fiabe popolari…