Compreresti il download di un film a 50 centesimi?


Si parla del dilagare della pirateria in rete, e Riccardo Tozzi, vice presidente dell’Anica, l’associazione di categoria dell’industria del cinema italiana, dice: “Io non ho mai avuto una posizione a favore della repressione del fenomeno.” E che pensa delle misure allo studio in Francia e in Gran Bretagna per tagliare internet ai recidivi? Servono leggi piu’ severe? “No,” dice tranquillo: “Io considero i pirati dei potenziali clienti, a cui sono molto interessato.”

E’ venerdi’. Tozzi e’ nello studio di Sky TG24 Economia. Lo ascolto in collegamento telefonico. Stiamo registrando uno speciale sul downloading, che poi e’ andato in onda ieri pomeriggio:

Sky TG24 Economia: Divieto di scarico

La trasmissione era cominciata come e’ normale aspettarsi in questi casi. Tozzi aveva stimato il danno della pirateria per il cinema italiano in 700 milioni di euro, un terzo del fatturato, una cifra discutibile per definizione (nessuno ha mai dimostrato una correlazione diretta fra quello che la gente scarica e quello che comprerebbe se non potesse scaricare: e’ ovvio che il comportamento cambia se una risorsa e’ infinita e gratuita o se invece costa dei quattrini).

Ma quando ho provato a suggerire che la pirateria e’ solamente un effetto collaterale, mentre la vera questione e’ che internet offre per la prima volta a tutti la possibilita’ di “pubblicare” qualsiasi cosa a costo zero – ovvero che siamo agli inizi di una rivoluzione molto positiva, anche se mette in crisi certi vecchi comparti industriali, cosi’ come i produttori di candele furono spazzati via dall’invenzione delle lampadine – Tozzi non ha fatto una piega.

Non solo ha ripreso la metafora, sostenendo che i produttori cinematografici dovranno trasformarsi da maniscalchi in gommisti, perche’ internet e’ come l’automobile che sostituisce le vecchie carrozze a cavalli, ma si e’ lanciato pure nel mezzo abbraccio ai giovani pirati descritto in apertura.

Questo mi ha fatto tornare in mente una piccola provocazione dei ragazzi di The Pirate Bay, che hanno affermato pubblicamente piu’ volte che se Hollywood volesse veramente affondare un sito ribelle come la Baia, dovrebbe semplicemente crearne un clone, dove il pubblico si sposterebbe in massa all’istante, se potesse scaricare davvero film in un formato di buona qualita’ senza restrizioni.

Tozzi ha spiegato che anche nel nostro paese l’industria del cinema si sta’ muovendo in quella direzione, con un grande progetto di distribuzione digitale in rete. Ed e’ qui che salta fuori una domanda intrigante: a che livello di prezzo un’alternativa del genere potrebbe fare concorrenza davvero al downloading gratuito?

Tu dirai: il gratis vince sempre. Ma io non ci credo. Considerato che in Italia la banda larga e’ ancora minoritaria (circa un quinto delle famiglie), e che il file-sharing, proprio per la sua natura anarchica e decentrata, resta un’attivita’ parecchio complicata agli occhi dei piu’, io non escluderei affatto che la maggioranza dei consumatori sarebbe disposta a pagare qualcosina in cambio di un download piu’ facile, piu’ veloce e senza virus.

Tozzi, sotto l’incalzare del conduttore del programma, ha parlato di tariffe differenziate, aggiungendo pero’ che a suo parere gli archivi delle vecchie pellicole dovrebbero essere offerti a prezzi stracciati, per fare da traino a tutta l’operazione, e non ha escluso che il costo di un download possa avvicinarsi al singolo euro.

Ma e’ sufficente? Qual’e’ la soglia a cui bisogna arrivare perche’ uno smetta di pensare al prezzo, cosi’ come non ci pensa quando manda un Sms, o quando prende un caffe’ al bar? (E’ ben noto che farsi il caffe’ a casa con la macchinetta costa di meno, eppure i baristi continuano a prosperare.) A quale price point, insomma, il pubblico trovera’ piu’ conveniente comprare invece che piratare?

Se guardiamo indietro alla storia, e pensiamo a quando i libri si copiavano a mano, e un amanuense ci lavorava sopra per mesi e mesi, e se immaginiamo di impiegare oggi qualcuno per fare lo stesso lavoro, quanto costerebbe un libro? Diecimila euro, tasse e contributi inclusi? Invece un paperback prodotto a macchina si compra per 10 euro. Il prezzo e’ sceso di un ordine di magnitudine.

Quindi, tornando alla domanda iniziale: l’industria dell’audiovisivo riuscira’ mai a capire la vera portata del paradigma digitale? E tu, pirata, che ne pensi? Lo pagheresti un film 50 centesimi?


2 commenti
Compreresti il download di un film a 50 centesimi?

  1. eBookLuke scrive:

    Come ho già detto in altri siti, tra cui anche su antipirateria.governo.it, il fenomeno della pirateria non è una questione puramente economica.
    E’ una questione di pigrizia.
    E’ la soluzione più semplice e veloce per accedere ad un vasto catalogo di entertainment digitale, di rapido accesso e basso costo.

    Me ne son reso conto da quando ho acquistato l’iPod Touch, che come l’iPhone, ha la possibilità di accedere all’App Store, un negozio che contiene migliaia e migliaia di programmi a costi risibili. Cercare un programma o un gioco, acquistarlo a pochi centesimi, scaricarlo ed utilizzarlo è questione di poche ditate. L’operazione non mi pesa né dal punto di vista del tempo impiegato, né come costo. Trovare ed installare lo stesso programma piratato sarebbe possibile, ma il tempo necessario per trovarlo, scaricarlo, installarlo tramite arzigogolate patch, e il dubbio che dopo tutto ciò possa pure non funzionare, mi dissuade da percorrere la strada “alternativa” a favore di quella legale.

    Utopisticamente, se esistesse un megastore dove potessi trovare TUTTI i film, la musica i giochi i programmi, e soprattutto i libri mai pubblicati, a cui fosse possibile accedere quasi istantaneamente, a costi di pochi centesimi a pezzo… Ecco, questo sarebbe veramente la morte della pirateria.

    Anche di quella occasionale, se scaricarsi un film a 50 centesimi fosse più semplice e rapido che passarselo da un lettore all’altro, da un pc all’altro…

    Tornando alla domanda che hai posto, non so se pagherei 50 centesimi per un film… più probabile che ne pagherei 5 per 10 film!

    Luke

  2. Jolly scrive:

    2 3 anni fa all’idea di 50 cent a film avrei sicuramente risposto di si.. ma ora sicuramente no, visto che so la vastità dei prodotti reperibili via “pirata”, il problema sta nella decisione di questi film da poter vendere a 50 cent non credo che questi signori metteranno mai tutti i video,i telefilm e documentari che si possono trovare normalmente su internet come anime giapponesi sottotitolati in italiano o telefilm usciti dall’alta parte del mondo solo poche ore dopo e sicuramente non documentari censurati in Italia o in altri paesi..non penso che scomparirà mai il mondo dei pirati informatici per chi vuole scegliere davvero cosa voler vedere e come vederlo (per fortuna)

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