28 febbraio 2009
Editoriale di Luca Neri sui temi trattati nel libro La baia dei pirati, Assalto al copyright. Pubblicato nella rubrica Indizi D, in apertura del settimanale.
Fotocopia dell’articolo da D
Il testo dell’editoriale di Luca Neri:
Scaricare gratis da internet e’ come rubare?
Li chiamano pirati digitali.
Secondo questa definizione – inventata dalle multinazionali dell’audiovisivo – chi scambia musica, film, videogame sulla rete senza pagare è un ladro. E non stupisce che ovunque si cerchi di perseguirlo e reprimerlo. Il nostro governo è talmente allarmato da questo fenomeno che ha istituito una commissione, per definire al più presto nuove misure legali. In Svezia è in corso il processo ai ragazzi di Pirate Bay, il servizio che ha permesso a 22 milioni di persone di piratare software scambiandoselo. Ma se analizziamo la questione con un po’ di distacco scopriamo che due terzi di tutto il traffico internet a livello mondiale è creato proprio da questo modello “peer-2-peer”, da pari a pari. E allora, siamo tutti ladri?Una ricerca condotta dalla University of Hertfordshire ci dice che il 95% degli studenti inglesi ammette di aver copiato musica illegalmente. Eppure, se si parla con questi ragazzi, ci si rende subito conto che trovano ripugnante l’idea di saccheggiare un supermercato, rubare un motorino o scippare una vecchietta. Perché usano due pesi e due misure?
La ragione diventa immediatamente evidente se ci si prende la briga di osservare che la proprietà intellettuale è ben diversa dalla proprietà fisica. Se io ti rubo la macchina tu sei costretto ad andare a piedi. Ma se tu mi comunichi un’idea o un’invenzione possiamo goderne entrambi: il mio beneficio non è a scapito tuo.
Oggi, il progresso continuo delle reti digitali, sempre più veloci e capillari, ci apre per la prima volta nella storia la possibilità di una diffusione globale, gratuita e istantanea di tutto il sapere, l’arte e la cultura umana. Ai padroni dei diritti sulle opere d’ingegno questo non piace, perché minaccia il loro modo di operare, il loro profitto economico da intermediari.
Ci dicono che senza il copyright gli scrittori smetterebbero di scrivere, i musicisti di suonare, un’affermazione palesemente falsa visto che Platone, Dante, Michelangelo e tutti gli altri genii che hanno plasmato la cultura nel corso dei secoli non riscossero nemmeno un centesimo di royalties.
La risposta che sale dal basso, dalle moltitudini del peer-2-peer, non potrebbe essere più chiara: il futuro non è vostro, il futuro è dei pirati!